L’ingratitudine è un tradimento verso l’umanità

Essere ingrati significa tradire l’umanità che vive in ciascuno di noi. Ciò che conta però non è aspettarsi riconoscenza ma lavorare sempre per il bene del mondo: in questo sta la più grande ricompensa.

L’ingratitudine è una forma di debolezza. Non ho mai visto che uomini eccellenti fossero ingrati.

Goethe

Essere grati per quello che si è ricevuto pare cosa facile, sentimento naturale e quasi scontato: non è così. Penso che ognuno di noi abbia da ricordare nella propria esperienza la sensazione che si prova quando qualcuno a cui abbiamo donato beni materiali, sostegno, opportunità si sia mostrato ingrato, non solo, ma abbia assunto verso di noi un atteggiamento ostile.

Non dovremmo però farci prendere da sentimenti negativi ma analizzare le ragioni alla base di questo comportamento che affonda le radici nella storia personale, nel carattere e negli obiettivi che ciascuno si pone nell’esistenza.

Che cos’è l’ingratitudine?

Assenza di riconoscenza, nelle sue forme più lievi ma forse non tutti sanno che può anche degenerare e spingere chi è stato beneficiato a provare sentimenti negativi verso il benefattore, non solo, ad entrare in una spirale di vero e proprio odio. 

Perché accade questo?

In molti casi la persona che ha ricevuto ha consapevolezza del proprio stato di ingratitudine e lo vive in modo dissociato. In poche parole sa di essere gretto ma trova in questa grettezza uno sfogo al suo non sapere essere grato. Contorto il ragionamento? No, anzi. A volte non riusciamo ad essere quelli che vorremmo o che la vita ci chiede di essere e allora si sviluppano stati d’animo di forte negatività. 

Poi ci sono i casi in cui le persone profondamente ingrate non hanno davvero la capacità, l’onestà e la natura etica per comprendere ciò che hanno ricevuto.

Tutta la nostra scontentezza per ciò che non abbiamo mi pare derivare dall’ingratitudine per ciò che abbiamo.

Daniel Defoe

L’ingratitudine fa molti danni non solo a livello emotivo ma anche sociale.

Chi è ingrato nega se stesso ma soprattutto nega a se stesso la possibilità di aprirsi a nuove prospettive, a nuove possibilità.

L’ingrato rivela la grettezza che nasce dall’ignoranza.

Nella mia vita ho conosciuto persone ingrate e a loro sono grato due volte: primo perché mi hanno fatto riflettere e comprendere la bellezza della gratitudine e poi perché ho compreso quanto sia importante circondarsi di persone leali. Chi è leale intende la gratitudine come questione d’onore e di lifestyle.

Ci sono però – va detto – delle forme di ingratitudine fisiologiche e prevedibili: quelle dei figli verso i genitori anche se si collocano in una diversa dimensione. Il figlio sbattendo la porta e non riconoscendo i doni della famiglia diventa adulto, prende coscienza anche della propria solitudine ma sono in genere viaggi che poi vengono ripercorsi a ritroso e con l’età si prende consapevolezza di quanto ricevuto. 

Non fare del bene se non hai la forza di sopportare l’ingratitudine.

—  Confucio

E come si dovrebbe comportare chi invece l’ingratitudine la subisce?

Sarebbe un ingenuo se non la mettesse in conto. Nel mio percorso che mi ha portato ad incontrare davvero tanta gente, ad ascoltare le storie di vita, i problemi e spesso i profondi segreti che ognuno porta in sé, devo dire che in alcuni casi è prevedibile. Non tutti sanno mettersi di fronte al proprio vero volto, al salto di qualità che la vita richiede.

Ma l’ingratitudine non deve abbatterci mai per un semplice motivo: il bene che compiamo non ha come fine quello che le nostre azioni siano riconosciute. Certo, sarebbe la naturale conseguenza. Eppure non devi donare con la prospettiva di ricevere onori e ringraziamenti: li riceverai da chi sarà all’altezza del dono ricevuto, per gli altri vuol dire che c’è ancora tanta strada da fare e bisogno di confrontarsi con se stessi. Non sei tu il destinatario dell’ingratitudine ma la loro vita.

Come diceva San Giovanni Bosco, lavoriamo per il bene del mondo e in questo esiste già la nostra migliore ricompensa.

 

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