Assisi, seguendo i passi della gioia

Il nostro Paese custodisce luoghi incantevoli di grande bellezza artistica e storica ma anche di profondità spirituale, come Assisi, dove la preghiera semplice di Francesco è più viva che mai.

E le gioie semplici sono le più belle, sono quelle che alla fine sono le più grandi —San Francesco

È come se l’aria si riempisse di vibrazioni profonde e si entrasse in una dimensione di pace, densa e palpabile: questa è la sensazione che mi invade arrivando ad Assisi.

Mi guardo attorno e penso a quanti luoghi meravigliosi ci siano nel nostro Paese, una grande storia di bellezza storica, artistica e di immensa spiritualità.

Tutto il territorio circostante parla di Francesco, della semplicità e della solidarietà a cui improntò la sua missione e la sua vita. Qui nacque nel 1182 e conosciamo bene la storia di cavaliere e di uomo nobile che si spogliò di armi e abiti per dedicarsi ai fratelli, facendo voto di povertà e fondando l’ordine francescano.

Le strade, le case di Assisi, con la loro pietra antica, vanno per vie tortuose e lunghe scale verso la roccia sobria, immersa in un silenzio introspettivo: è la Basilica, il luogo dove il santo è sepolto ma più vivo che mai visto le enormi folle che arrivano a rendergli omaggio, a portare ai suoi piedi preghiere e ringraziamenti.

Attraversare questi luoghi — dove Francesco visse e operò — è camminare dentro la storia e scendere nella profondità dello spirito. In Santa Maria degli Angeli potrei sostare ore ad osservare la Porziuncola dove Francesco si ritirava in preghiera.

Tutta l’Umbria è attraversata dai passi gioiosi di questo piccolo e immenso uomo. Pare quasi che la natura, gli alberi, i campi e lo splendore dei tramonti sulle valli siano intrisi della voce di Francesco, del suo canto di pace e amore.

Questo deve a mio avviso spingerci a ricercare sempre un contatto autentico con la natura perché in essa entriamo in sintonia con il nostro vero spirito e ritroviamo quel legame che ci unisce al mondo intero.

Tutto per Francesco aveva vincolo di fratellanza e sorellanza e anche il più piccolo degli esseri meritava cura e rispetto.

La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori. Non provocate nessuno all’ira o allo scandalo, ma tutti siano attirati alla pace, alla bontà, alla concordia dalla vostra mitezza —San Francesco

Quando penso a Francesco mi torna il senso della sua giocosità, l’allegria del cuore che sempre predicò presso le genti e, nello stesso tempo, il suo camminare senza sosta, le sue peregrinazioni per portare il messaggio di quel Cristo che egli identificava con i fratelli più bisognosi.

Ma c’è un altro aspetto che lo rende grande come uomo, al di là della sua santità: egli appartiene a quella tipologia di persone capaci di credere alla vita e alla sua potenza oltre ogni limite mentale, ogni ostacolo che la società o la ragione può porre di continuo davanti a noi e ai nostri sogni.

Inarrestabile nella fede e nell’amore. Ci ha mostrato l’immensità di cui siamo fatti.

Questo credo sia un monito di una forza inaudita.

Tutta la vicenda di Francesco — che morì ad Assisi nel 1226 ma vive continuamente nella storia di ciascuno di noi — ci spinga a portare ancora più gioia nella nostra vita, ogni giorno.

Quando ormai si avvicinavano i suoi ultimi giorni lasciò e ribadì il suo testamento ai fratelli francescani; ricordò l’importanza della semplicità, del non caricarsi di beni e ricchezze ma più di tutto, e questo mi fa amare Francesco in modo particolare, disse di non andare mai per le vie del mondo sprovvisti della letizia nel cuore, del sorriso che apre ogni porta, svela ogni percorso e ci unisce agli altri essere umani.