Come prendere le distanze dai problemi? Cambia punto di vista e alleggerisci i pensieri

Quando non vediamo via d’uscita da un problema è perché siamo immedesimati in esso. Alleggerendo i pensieri e prendendo le distanze la situazione ci appare nella sua realtà, libera dai limiti della mente e dell’ego.

La vita è un’avventura da vivere, non un problema da risolvere —John Keats

Negli anni ’80 James Pennebaker, psicologo sociale dell’Università del Texas, iniziò a studiare gli effetti della comunicazione parlata e scritta sul disagio, sul trauma. Grazie ai suoi studi raccolse numerosi dati e dimostrò che parlare di un dolore o di un problema lo affievolisce. Si concentrò sulla scrittura espressiva evidenziando come scrivere di sé e di ciò che ci turba abbia un effetto liberatorio.

Sono molti i motivi per cui questo accade: si prende coscienza di se stessi con maggior lucidità, si condivide con altri togliendosi un peso ma più di tutto ci si osserva dall’esterno. Ciò che fa bene è prendere le distanze dal problema, guardarlo da un altro punto di vista. Quando ci raccontiamo e quando scriviamo di noi stessi siamo in una posizione diversa, esterna a noi.

Molte persone mi chiedono come si possa fare a conquistare questo punto di vista esterno, se sia sufficiente parlare o scrivere. Possiamo fare di più.

La risposta è semplice: evitiamo di immedesimarci nel problema.

Quando viviamo una situazione difficile in ambito personale ma ancora più familiare o professionale siamo del tutto immersi in quello che stiamo vivendo. Perdiamo la capacità di analisi e di guardare oltre. Restiamo chiusi in noi stessi, il mondo ci crolla addosso.

Non stiamo osservando e vivendo il problema per quello che è ma ci lasciamo deviare dalle nostre percezioni sensoriali. La mente ci manda continue sollecitazioni e dipinge scenari che non si avvereranno ma fiaccano la nostra resilienza un concetto di cui ho parlato in numerosi video: consiste nella capacità affrontare in maniera positiva eventi traumatici, di riorganizzare la propria vita anche di fronte alle difficoltà.

Eppure basterebbe confrontarci con qualche persona che conosciamo, saggia e leale, per ridimensionare quello che stiamo vivendo, per farci restituire una visione diversa della nostra situazione. Questi sguardi esterni sono quelli che spesso ci salvano e ci fanno intravedere la soluzione.

L’attaccamento al nostro ego è un’altra delle cause che ci mantiene ancorati alle contingenze, come navi che non riescono a salpare; non vediamo chi siamo davvero, recitiamo la nostra parte, convinti di essere ciò che non siamo.

Non esiste nulla che sia un problema senza un dono per te nelle mani. Tu cerchi problemi perché hai bisogno dei loro doni —Richard Bach

Dovremmo osservare l’esistenza da più ampi orizzonti, i problemi sono parte del nostro vivere, spesso sono maestri che ci migliorano offrendo occasioni di crescita.

Come diceva il saggio Rumi “nel momento in cui accettiamo i problemi che ci sono stati dati, le porte si aprono”.

Sarebbe molto utile evitare quello che gli inglesi chiamano “overthinking” eccesso di pensiero. Non mi sorprende che si arrivi sempre a questo punto: la gestione del pensiero. Ci sovraccarichiamo di pensieri pesanti che ingigantiscono le situazione.

E allora?

Ci viene in soccorso una bella, profonda risata che fa bene a corpo e mente.

Non solo. Dedichiamo del tempo felice e spensierato a noi stessi: andiamo a passeggiare, stiamo con gli amici, ascoltiamo buona musica, leggiamo un libro che ci ispiri. Riprendiamo contatto con l’essenza della vita con la sua semplicità.

Non siamo il problema: siamo l’intelligenza che lo riconosce per ciò che è, siamo la forza che lo supera per poter vivere una vita piena e vera.