Festeggiati, così celebri la vita

Festeggiare se stessi significa rendere onore alla vita, celebrare un percorso di crescita e impegno, coltivare un’abitudine felice che ci migliora

Mi chiedi qual è stato il mio progresso? Ho cominciato ad essere amico di me stesso —Lucio Anneo Seneca

Nel mondo antico di cultura latina, in epoca romana, esisteva il “dies festus”: era inteso come un giorno di festa non predefinito, una festa feriale per intenderci, rappresentava il giorno della gioia e andava celebrato nel miglior modo possibile.

Ogni giorno, per noi, dovrebbe comprendere dei momenti in cui festeggiare le nostre piccole o grandi conquiste.

Se attendiamo che siano gli altri a sottolineare i nostri traguardi forse aspetteremmo per lungo tempo. Al contrario, mettiamoci nell’ordine di idee, nell’atteggiamento giusto di celebrare ciò che ci rende orgogliosi di noi stessi: un impegno rispettato, un gesto, una meta raggiunta, la forza di fronte ad una debolezza, una relazione ben condotta, una cena goduta in buona compagnia.

Festeggiare se stessi significa rendere onore alla propria vita, guardare con occhi di riconoscenza un percorso di crescita che richiede impegno e dedizione e in modo particolare coltivare un’abitudine felice che ci migliora ogni giorno.

Il nostro cervello ha la necessità di elaborare le esperienze che viviamo nella quotidianità, le codifica e le fa proprie, le immagazzina nella memoria emozionale oltre che storica. Se ci abituiamo a prestare attenzione alle piccole conquiste, alle mete che ogni giorno raggiungiamo, nel lavoro, in famiglia, nella sfera spirituale, per il nostro cervello e le connessioni neuronali che guidano le scelte, diventerà una modalità acquisita di comportamento, una consuetudine che porterà miglioramenti nel nostro stato d’animo e quindi nelle azioni che compiamo e che caratterizzeranno la nostra esistenza.

Non esiste piacere migliore nella vita di quello di superare le difficoltà, passare da un gradino del successo a quello superiore, formulare nuovi desideri e vederli realizzati. Colui che si accinge a qualche grande o lodevole impresa vede le sue fatiche prima sostenute dalla speranza, poi ricompensate dalla sua stessa gioia —Samuel Johnson

Se non valorizzassimo la quotidianità non saremmo neppure in grado di festeggiare le grandi conquiste. Le svolte fondamentali che mostrano il nostro valore si compongono e si strutturano di tanti piccoli passi quotidiani che possono parere banali ma in realtà rappresentano la base di ogni successo di rilievo. Grandi carriere professionali, relazioni felici, crescite personali e spirituali traggono forza da un cammino che si è compiuto giorno dopo giorno, nutrendosi di tante sensazioni, di conquiste quotidiane all’apparenza insignificanti e invece fondanti.

È un’abitudine felice, impattante sull’esistenza di ciascuno di noi, rivolgere sguardo e cuore su ciò che abbiamo raggiunto oggi, in questa settimana, in questa giornata: infonde nuova energia e scatena una chimica della felicità che agisce su corpo, anima e mente compiendo quel rinnovamento dal profondo che poi vorremmo sperimentare sempre: è l’happygenetica della quotidianità che noi stessi possiamo innescare.

Ciò che viene celebrato viene sigillato, entra in profondità e si radica in noi, diventa modus vivendi e stimolo ad una crescita costante.

Penso che ci sia anche un altro importante aspetto nel festeggiare se stessi: è un grande atto di fiducia nell’esistenza, con la consapevolezza che ciò che ci accade sia per il nostro bene e che sempre si preparano per noi momenti meravigliosi. Non ci resta che celebrarli perché si rinnovino ogni giorno.