Il primo passo per risolvere un conflitto: Riconoscere nell’altro una parte di noi stessi

Saper gestire i conflitti presuppone due capacità: evitare il giudizio e saper osservare con uno sguardo ampio, da un altro punto di vista.

I conflitti nel mondo sono lo specchio dei nostri conflitti interni irrisolti
—Eckhart Tolle

La filosofia e le scienze antropologiche identificano nel conflitto tra gli esseri umani un passaggio necessario per l’evoluzione, il progresso stesso viene il più delle volte identificato come una continua risoluzione di conflittualità.

Dall’altro lato, è evidente che i grandi conflitti — quelli che dilaniano la storia dell’uomo, eliminando diritti e libertà o che sono mossi dalla sete di potere e denaro — non siano percorsi di crescita ma pericolose involuzioni sociali e culturali.

Il conflitto tra figli e genitori,invece, è un passaggio necessario che renderà indipendenti e adulti i ragazzi.

C’è conflitto e conflitto. Alcuni sono passaggi necessari alla crescita e al chiarimento dei rapporti interpersonali, altri pericolose vie di malessere fino ad arrivare alla violenza e alla guerra.

L’uomo è prima di tutto in conflitto con se stesso: lo stato d’animo e l’incapacità di trovare soluzioni porta a situazioni difficili sia nell’ambito familiare e ancora di più in quello professionale.

Molte persone mi domandano consigli sui possibili modi per affrontare dinamiche di scontri e negatività. Come sappiamo, c’è una vasta letteratura in proposito e numerose figure professionali che hanno proprio il compito di mediare, di entrare negli ambienti in conflitto e cercare vie di incontro.

Un conflitto non può mai essere risolto al livello in cui sorge: a quel livello ci sono solo un vincitore e un perdente, non una riconciliazione. Il conflitto deve essere spostato a un livello superiore, come se guardassimo una tempesta dall’alto —Jeannette Winterson

Saper gestire i conflitti presuppone due capacità: evitare il giudizio e saper osservare con uno sguardo ampio, da un altro punto di vista.

Bisogna domandarsi il perché, indagare le ragioni che portano a determinati atteggiamenti, comprendere perché una persona comunica in un certo modo prevaricatore o aggressivo e non riesce a mantenere un dialogo conciliante e aperto; a volte può non avere — per educazione, per storia personale, per indole — un altro modo di farsi sentire, può non comprendere che ci siano altre strade: allora il compito di chi deve mediare è fare in modo che queste strade di comunicazione intelligente, pacifica e lucida siano visibili e percorribili.

Chi gestisce un conflitto non deve mai buttare benzina sul fuoco ma accendere una soluzione anche in quei conflitti quotidiani e antichi, in quelle situazioni difficili persino da raccontare.

Quando abbiamo risolto i nostri conflitti e le nostre lotte interiori è molto più facile diventare persone capaci di non provocare conflitto ma anzi ci viene più naturale essere mediatori.

Non si tratta mai di negare il conflitto o di evitarlo, sia il Dalai Lama che Papa Francesco hanno speso molte parole in proposito, per ricordare quanto la conflittualità, esterna ed interna a noi, sia parte della vita umana. Entrambi hanno più volte sottolineato come dal conflitto sia necessario uscirne arricchiti, ancora più capaci di intessere relazioni costruttive.

Abbiamo la tendenza di pensare che essere in disaccordo significhi essere in conflitto, e che un conflitto si concluda con un vincitore e un vinto o, come si dice, con un orgoglio umiliato. Evitiamo di vedere le cose in quest’ottica. Cerchiamo sempre un terreno d’intesa —Dalai Lama

Da parte nostra adoperiamoci per non essere i promotori dei conflitti e nello stesso tempo troviamo in noi, in un lavoro di autoeducazione costante, le risorse per saperli gestire o per affidarci a chi ci potrà aiutare.

Non ci devono essere vincitori o vinti ma persone che s’incontrano e cercano di comprendere le reciproche motivazioni.

Pensiamo sempre che se il conflitto è componente della vita umana lo siano anche l’abilità di diffondere pace e conciliazione, il coraggio di riconoscere sempre nell’altro una parte di noi forse quella che da sempre combattiamo e non accettiamo.

Imparare ad amare noi stessi è il primo passo per andare incontro agli altri con vera consapevolezza, ritrovare in chi ci sta di fronte un frammento della nostra stessa esperienza sulla Terra è un cammino di pace.