In famiglia e con l’esempio contro il bullismo

Il bullismo attecchisce dove mancano educazione, tolleranza e rispetto. Ognuno di noi può dare l’esempio, all’interno della famiglia, manifestando per primo i valori di rispetto e amore.

Si può vincere la violenza solo con l’amore. Rispondere all’odio con altro odio non fa altro che accrescere la grandezza e la profondità dell’odio stesso
—Gandhi

Dove non c’è la cultura della tolleranza e dell’educazione intesa come rispetto che ognuno di noi deve all’altro, in una convivenza che si basi sui principi di eguaglianza e libertà, è facile che germogli e attecchisca il bullismo con cui s’intende ogni atto di prevaricazione, disprezzo e violenza dell’uomo sull’uomo.

Linda Sanchez, autrice di una proposta di legge federale negli Stati Uniti contro il bullismo, ha dichiarato che “per troppo tempo, la nostra società si è scrollata di dosso il bullismo etichettandolo come un rito di passaggio”.

Non si tratta infatti di una fase dell’età, il bullismo si espande oltre la scuola e oltre l’adolescenza.

Certo la cronaca riporta fatti pesanti che avvengono nelle scuole: alunni contro alunni, ma non solo, alunni che si scagliano contro i docenti.

Eppure non è un atteggiamento che possa essere circoscritto solo all’ambiente scolastico dove è più facile che la notizia trapeli. Episodi di bullismo avvengo spesso nel mondo sportivo e negli ambiti di lavoro di ogni livello.

La storia ci insegna che non è certo un fenomeno esclusivo della nostra epoca.

Il tema bullismo viene spesso trattato a sproposito ma non possiamo chiudere gli occhi e neppure rimanere a guardare.

Relegare questa piaga a una città piuttosto che a un’altra sarebbe sbagliato, è una questione di civiltà.

È la natura umana che abbandona la sua vocazione al benessere, alla pace, alla convivenza per approdare a cattiveria, violenza che poi non sono altro che espressioni di mediocrità e pochezza.

Ci sono persone adulte che arrivano alla minaccia per incutere paura negli altri, che si lasciano prendere dai peggiori istinti mostrando però una profonda inconsistenza e una valenza nulla nella società.

Incontro spesso i giovani, mi piace stare con loro, sentire l’entusiasmo che emanano. Mi rendo conto che i loro comportamenti derivano da ciò che hanno vissuto e vivono all’interno della famiglia, da quello che hanno ricevuto, da come sono stati trattati, considerati.

Genitori che non salutano i figli mostrando il piacere di vederli, che non dedicano loro del tempo, invece di comprendere problematiche tipiche dell’età li denigrano.

Dove può portare tutto questo se non a esplosioni di violenza sugli altri come per riprendersi quel desiderio di sentirsi forti e apprezzati che non è stato dato in famiglia?

Lo dico senza alcuna polemica ma il compito è della famiglia che può davvero fare tanto per sradicare questa mala pianta.

Come?

La risposta è semplice: con l’esempio.

Questo è quello che tutti noi all’interno delle nostre famiglie, con i nostri figli, possiamo fare: dare l’esempio. Al di là delle parole, con i comportamenti e la messa in pratica di valori come il rispetto, la solidarietà, la comprensione.

Nulla educa più dell’esempio.

I giovani hanno più bisogno di esempi che di critiche —René Joubert

Può essere che ci siano dei problemi: vanno affrontati e dobbiamo analizzare anche noi stessi, gli errori che forse commettiamo e a cui non poniamo rimedio. Non ho che da dirti questo: sii tu il miglior esempio.

Saprai di aver lasciato orme sicure da seguire e questi passi saranno costruttivi e andranno verso il futuro che fiducioso attende di vedere arrivare un’umanità capace di rispettare e amare.