La cherofobia è la paura di essere felici. Eppure la nostra essenza è la gioia

Che cosa va cercando l’uomo da sempre? La felicità. Ma spesso abbiamo paura di assaporare la vita, di essere ciò che siamo, creature di pura gioia: la nostra unica e vera essenza.

Ho commesso il peggior peccato che un uomo possa commettere: non sono stato felice —Jorge Luis Borges

I bambini hanno, tra le tante, queste caratteristiche meravigliose: vivono nel presente e hanno grandi certezze per il futuro.

Non posseggono sovrastrutture di pensiero, non sono legati ad esperienze passate che possano ipotecare la realizzazione dei desideri.

L’infanzia va difesa e protetta proprio perché rappresenta la base su cui poi costruiamo il nostro atteggiamento di adulti, il nostro approccio con la realtà e l’esistenza.

Pare che la cherofobia abbia radici proprio in esperienze dolorose vissute nell’infanzia ma credo che – oltre a questo – sia legata più all’educazione ricevuta e ai condizionamenti subiti nel corso della crescita e dell’età adulta.

Cherofobia è la paura di essere felici.

Ma possibile? Si può mai aver paura di ciò che inseguiamo da sempre?

Sì, si può ed è una sindrome più diffusa di quanto si possa pensare tanto che è stata una delle parole più cercate in Google nel 2018.

Cherofobia deriva dal greco chairo “rallegrarsi” e phobia “paura”: significa dunque “paura di rallegrarsi, di essere felice”.

Bisogna ridere prima di essere felici per paura di. morire senza aver riso
—Jean de la Bruyere

Si tratta di una sorta di autosabotaggio basato sulla convinzione che alla felicità debba conseguire una punizione divina o naturale: insomma, se sei felice poi la devi pagare. Allora è meglio non esserlo per non attirare dolore o difficoltà.

Di certo questa forma di pensiero è stata fomentata da molte religioni e da forme di educazione (o diseducazione) diffuse nel passato ma non solo. Anche oggi la convinzione è ancora molto radicata. Del resto, è facile controllare una persona infelice ma diventa molto ardua l’impresa di controllare chi è felice.

La paura del dolore influenza la capacità di lasciarsi andare alla gioia.

Abbiamo sofferto in passato e non vogliamo soffrire più e allora ci difendiamo, alziamo barriere, rinunciamo ad essere felici perché non vogliamo neppure correre il rischio di soffrire.

E così lasciamo che passino gli anni senza godere la meraviglia della vita. Dimentichiamo che la felicità è il profumo della nostra essenza interiore che è la gioia.

Pensaci: che cosa va cercando l’uomo da sempre? Nient’altro che la felicità.

Certo, la vita di ciascuno di noi è costellata di momenti difficili, dolorosi, di perdite ma se guardiamo con lucidità al nostro vissuto potremmo renderci conto quanto questi momenti ci abbiano poi portarto a crescere e a migliorare.

Charlie Brown: Pensi mai al futuro, Linus?

Linus: Oh, sì, sempre.

Charlie Brown: Come pensi che vorresti essere da grande?

Linus: Vergognosamente felice.

—Linus, Charles M. Schultz

Come possiamo fare per sbloccare questo stato d’animo?

Intanto lavoriamo sulla forza della memoria che è radicata in noi.

Andiamo a ritrovare momenti felici permeati di bellezza e di amore.

Non lasciano cicatrici solo i passaggi dolorosi. Anche la gioia, l’emozione, l’essersi sentiti parte dell’Universo imprime un segno in noi: lasciamo che sia. quel segno ad ardere.

Coltiviamo abitudini felici che riempiano di valore la nostra esistenza. Come diceva Yogananda “Quando tu smetterai di voler riempire la tua coppa di felicità ed inizierai a riempire quella degli altri, scoprirai, con meraviglia, che la tua sarà sempre piena”.