La vita è un viaggio straordinario se sai condividere e applaudire con sincerità

La vita è un viaggio straordinario e se vuoi renderla ancora più fulgida condividi con altri quello che vivi e sperimenti. Impara ad applaudire chi merita, a gioire del successo degli altri, il  potere della realizzazione si irradierà sul tuo cammino.

Mi conforta il pensiero che, attraverso le più disparate concezioni politiche ed i più vivaci dissensi di propositi e di idee, nessuno potrà mai dimenticare, al di sopra di tutte le competizioni e al di fuori di ogni dissidio, il sentimento di reciproco rispetto, che è fondamento e condizione di ogni convivenza civile
—Enrico De Nicola, 1º Presidente della Repubblica Italiana

Qualche settimana fa, mi trovavo nella stazione metropolitana di Tower Hill, a Londra. Nel cartellone dedicato alle parole del giorno si stagliava questa frase: “La vita è un viaggio non una competizione”.

C’è poco da dire, geniale chi l’ha scritta per l’enorme verità e gli spunti di riflessione che contiene.

Se osservo – e credo sarai d’accordo con me – la realtà circostante non mi pare proprio che ci si muova con questa convinzione, anzi, tutto diventa competizione in modo particolare nell’ambiente professionale.

Sono poche le persone capaci di gioire del successo e della felicità altrui, intendo gioire in senso vero, quel sentimento che non ha nulla a che vedere con l’adulazione o l’interesse personale ad appoggiare un vincitore piuttosto che un altro; intendo profonda partecipazione alla gioia e capacità di apprendere da chi si è realizzato.

Il successo di una persona deve essere una scuola non un tiro al bersaglio.

Sarebbe bello se la gente e i media capissero che la nostra rivalità è positiva, senza tensione o cattiveria, ma con soprattutto tanto rispetto. Io, per esempio, quando ho visto vincere Roger a gennaio gli Australian Open mi sono emozionato e ho pianto con lui davanti alla televisione
—Rafael Nadal su Roger Federer

Accade spesso che, di fronte alla felicità e ai risultati di qualcuno, ci sia pronto un altro a denigrare, ad attaccare a volte in modo aperto, altre anche con modalità subdole. Sui social come nella mia vita personale e lavorativa, parlo di benessere e felicità e capita che questo provochi in alcuni fastidio tale da commentare con acredine o con aggressività.

Ogni volta che screditiamo o attacchiamo in modo gratuito una persona mostriamo quanto poco crediamo nel nostro talento e lasciamo prevalere insicurezza e dubbio.

La competizione esiste certo nello sport ma con una basilare differenza: sai che stai giocando e che quel gioco è tutelato da regole, se non le rispetti sarai ammonito e poi espulso. In questa dimensione competere è positivo,  di porta a tirare fuori il meglio e ad onorare sempre l’avversario perché la sua forza illumina la tua performance.

In tanti invece a livello professionale – e questo si registra purtroppo in modo chiaro sul web – credono che a competizione sia annientare l’altro, scaraventarlo fuori dalla finestra. Senza rendersi conto che stanno minando la loro stessa professionalità.

L’unico vantaggio competitivo sostenibile consiste nella capacità di apprendere e di cambiare più rapidamente degli altri
—Philip Kotler

Quando la competizione non è quella sportiva, quando non è sana ma minata dal voler attaccare l’altro, allora,  va contro le regole che devono guidare l’approccio alla vita: il rispetto dei valori umani fondamentali. E quando qualsiasi gioco viene privato di ciò che ne garantisce la realizzabilità e la sostenibilità – le regole appunto-  per gli altri non sarà più opportuno giocare con te e ti precluderai sviluppo e crescita.

Del resto, non possiamo essere sempre vincenti, mettere a segno ogni colpo.

Per questo dico: la vita è un viaggio straordinario e se vuoi renderla ancora più fulgida condividi con altri quello che vivi e sperimenti. Impara ad applaudire chi merita, a gioire del successo degli altri, il  potere della realizzazione si irradierà sul tuo cammino.