L’ammirazione è lo sguardo d’incanto sulla meraviglia di esistere

Meravigliarsi, provare stupore di fronte alla bellezza della natura e delle persone porta in noi energia, stimola la creatività e ci fa riscoprire l’incanto della vita.

Non si può fare altro che restare stupiti quando si contemplano i misteri dell’eternità, della vita, della struttura meravigliosa della realtà. È sufficiente se si cerca di comprendere soltanto un poco di questo mistero tutti i giorni
—Albert Einstein

Un panorama si estende maestoso davanti allo sguardo e gli occhi faticano a contenere tanta meraviglia, il silenzio regna di fronte a immense montagne e valli, opera incessante del tempo e della natura: questo è quanto ho provato visitando, durante il mio ultimo viaggio negli Stati Uniti d’America, il Grand Canyon e la Monument Valley, distese e altezze in cui il paesaggio naturale offre uno spettacolo che nessun scenografo potrebbe riprodurre.

Ammirare: che cosa esprimiamo con questo verbo?

Deriva dal latino admirari, “guardare con meraviglia”, una capacità che nasce dall’animo umano, è importante per la nostra crescita personale.

Il sentimento di ammirazione si collega con lo stupore, con l’incanto. Significa guardare il mondo con gli occhi dei bambini che non hanno filtri e, nello stesso tempo, con tutta l’antica saggezza che portiamo dentro di noi.

La capacità di meravigliarsi è la facoltà umana più significativa: nascono da qui la nostra storia artistica, le ricerche della scienza, le risposte della religione. Quando ci poniamo ad osservare la natura in questo modo, ne riconosciamo la potente bellezza, sorgono in noi domande, curiosità su come si possano creare simili spettacoli.

La mattina presto, dopo aver accompagnato a scuola le mie figlie, mi fermo a guardare il mare. Ogni giorno è diverso: si possono cogliere sfumature di colore, movimenti, rumori sempre differenti, è una visione che rapisce la mia attenzione, una sorta di meditazione visiva che mi porta a sentire il ritmo rasserenante delle onde. Per questo la meraviglia che proviamo si risolve in un’energia meravigliosa che cogliamo e portiamo in noi.

È facile comprendere l’impatto che questi stati d’animo possano avere sulla nostra crescita personale, sulla creatività che ne trae nutrimento, sulla sensibilità che si fa sempre più sottile e riesce a cogliere la bellezza dell’ambiente in cui viviamo, non solo, ma anche la verità delle persone che incontriamo.

Quando ammiriamo qualcuno proviamo stima, considerazione e riconoscimento; facciamo nostro l’insegnamento, a livello personale o professionale, che ci viene donato.

Vediamo il bello di chi incrocia il nostro cammino di vita, siano maestri, leader o amici e colleghi. Abituiamoci, anzi, a questo tipo di sguardo che sa meravigliarsi di un piccolo gesto di attenzione e cura. Ammiriamo chi lo compie.

La nostra ammirazione va tributata ai maestri perché sono grandi in saggezza ma riserviamola anche alla quotidianità; ammiriamo chi sa sorridere nella difficoltà, chi si pone come supporto e guida nelle piccole comunità, nei luoghi di lavoro, chi offre il tempo, chi condivide con gli altri ciò che possiede, vive con dignità, rispetta i propri valori, difende l’ambiente in cui abita. Un aforisma vedico indiano c’invita a cogliere solo il meglio delle persone che incontriamo ed è una grande verità.

Vedere il bello, il meraviglioso nella nostra vita, nella natura e negli altri è una scelta, un’abitudine felice. In più ci dona una sguardo ampio, allarga gli orizzonti perché, come scrisse Tagore, la vita non è che la continua meraviglia di esistere.