L’ascolto è vera prova di amore e condivisione

Quello che rende davvero efficace la comunicazione è la presenza reale. Esserci con la nostra empatia, con partecipazione ma ancor di più con l’autentico desiderio di comprendere l’altro.

Parlare è un bisogno. Ascoltare è un’arte —Goethe

La storia è maestra di vita, essa insegna quanto l’uomo abbia ancora tanta strada da fare nonostante i secoli di esperienza.

Pensiamo che duecento anni dopo la nascita di Cristo — in un tempo così lontano — i filosofi si ponevano già il problema dell’incapacità degli uomini di ascoltarsi l’un l’altro.

Diogene Laerzio, filosofo e storico, forse con ironia, andava ripetendo di fare attenzione al fatto che fossimo dotati di una sola lingua ma di due orecchie: segno che avremmo dovuto sviluppare più l’ascolto che la chiacchiera.

Ci siamo evoluti in maniera incredibile ma da questo punto di vista resta ancora molto lavoro da compiere.

Quanto ascoltiamo davvero gli altri? E — potremmo anche dire — quanto ci sentiamo ascoltati?

In quest’epoca che privilegia il rumore e le innumerevoli distrazioni, sfuggiamo il silenzio, la concentrazione. L’ascolto dovrebbe differenziare noi umani dagli animali e invece tante volte i nostri cuccioli sono più empatici di noi perché sanno ascoltare e non solo sentire.

La parola ascolto deriva dal latino auris, orecchio ma il senso è molto più ampio, molto più profondo.

Non è mai facile ascoltare. A volte è più comodo comportarsi da sordi, accendere il walkman e isolarsi da tutti. È così semplice sostituire l’ascolto con le e-mail, i messaggi e le chat, e in questo modo priviamo noi stessi di volti, sguardi e abbracci —Papa Francesco

La capacità di ascoltare si è attenuata, non c’è dubbio ma, nello stesso tempo, le persone hanno sempre più bisogno di essere ascoltate con vera attenzione. Molti studi in ambito psicologico hanno dimostrato come parlare di un proprio disagio consenta di alleviarlo ma ci dicono anche che è importante avere di fronte un ascoltatore capace di raccogliere le nostre parole senza giudizio e con volontà di comprendere.

Nelle scuole gli insegnanti lamentano quanto sia complicato entrare in empatia con gli allievi e coglierne i bisogni. Nelle aziende l’attitudine ad ascoltare viene addirittura insegnata per permettere di comunicare nel modo migliore e quindi creare relazioni più proficue.

La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto —Peter Drucker

Eppure è davvero una capacità meravigliosa quella di porsi in reale ascolto nei confronti della persona che abbiamo davanti, posare lo smartphone e donare uno sguardo attento, presente.

Quello che rende davvero efficace la comunicazione è la presenza reale. Esserci con la nostra empatia, con partecipazione ma ancor di più con il desiderio di comprendere l’altro. Se manca questo desiderio, questa aspirazione diventa difficile ascoltare e comprendere. C’è tutta una comunicazione non verbale, la metacomunicazione, fatta di sguardi, di gestualità — e noi italiani abbondiamo in questo — che rivela molto più delle parole.

Può cogliere questi segni chi è attento e sensibile, chi è aperto agli altri e e desideri sintonizzarsi sulle voci e sul sentire di chi lo circonda.

L’ascolto — forse non ci pensiamo abbastanza — è una delle più alte forme d’amore.