Se vuoi accontentare tutti perderai te stesso

Molte volte per piacere agli altri dimentichiamo chi siamo, viviamo una vita che non è la nostra. Eppure solo i valori e l’etica possono essere le guide dell’esistenza, al di là dei mutevoli pareri della gente. 

Non essere altro se non te stesso – in un mondo che fa del suo meglio notte e giorno per renderti un altro – significa combattere la battaglia più ardua che un essere umano possa combattere; e non smettere mai di lottare.
– E.E. Cummings, poeta e scrittore

Piacere a tutti, accontentare le richieste, godere dell’approvazione totale. Ti piacerebbe? A me no. Primo, perché è davvero difficile entrare in sintonia con ogni persona; secondo perché piacere a tutti significa anche assecondare tendenze e atteggiamenti che non condividiamo, che sono contrari alla  nostra etica.

C’è una storia che voglio condividere con te e che ha molto da trasmettere.

Nell’antica città di Kyoto abitava un grande samurai. Benché fosse anziano era ancora capace di sconfiggere qualunque rivale, sia con la sciabola sia con il bastone da Kendo. 

Grazie alla sua reputazione, si era guadagnato un gran numero di discepoli. Un giorno, arrivò in città un giovane guerriero molto spavaldo e poco abile. In quella prima settimana sentì parlare tanto del vecchio samurai che volle richiedere i suoi insegnamenti. “Maestro, vi chiedo di accettarmi come vostro alunno“. Ma il samurai rispose: “Non ho tempo per te, vattene a cercare un’altra scuola“. 

In generale, gli uomini giudicano più con gli occhi che con le mani, perché tocca a vedere a ciascuno, a sentire a pochi. Ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei.
– Niccolò Machiavelli

Il giovane si sentì umiliato, andò su tutte le furie e cominciò ad insultare il maestro dicendogli: “Sei un vecchio idiota, che ti vorrebbe come maestro? Io stavo solo scherzando, non prendere mai lezioni da un vecchio inutile come te“.

I discepoli del samurai rimasero perplessi di fronte all’insolenza del giovane forestiero e si aspettavano una dura replica da parte del maestro.

Invece il samurai continuò a riordinare i suoi libri come se nulla fosse. Il giovane ringalluzzito alzò ancora di più il tono della voce: “Non servi a niente, vecchio imbroglione e per di più puzzi come una montagna di sterco di vacca…

E visto che il samurai non rispondeva, il giovane esplose e agitò a lungo il suo bastone di Kendo. Alla fine stanco ed esausto vedendo che nessuno rispondeva alle sue intimidazioni se ne andò umiliato. Qualcuno tra gli studenti più giovani scoppiò in lacrime perché il maestro non aveva neanche tentato di difendere il proprio onore e quello della scuola.

Uno di loro si asciugò gli occhi e disse: “Come avete potuto sopportare una simile umiliazione?”

Ma il maestro senza smettere di ordinare le sue cose rispose: “Se uno ti fa un regalo e tu non lo accetti a chi appartiene il regalo?” 

Chi sei tu per giudicare me e la mia vita? So che non sono perfetto e non pretendo di esserlo. Così prima di puntare le tue dita, assicurati che le tue mani siano pulite. Non giudicare, prima giudica te stesso!
– Bob Marley

L’insegnamento di questa storia è grande: non dobbiamo temere le parole e gli atteggiamenti di coloro che tentano di metterci in ridicolo, che vorrebbero provocarci per scatenare in noi reazioni contrarie ai nostri principi etici. 

Quando temiamo il giudizio degli altri ci accontentiamo di vivere una vita mediocre. Io ho imparato una cosa che reputo fondamentale nella mia vita: se vuoi piacere a tutti allora accontenta tutti. Ma questo non ti gioverà e farai gli interessi degli altri e non i tuoi. Allora ho imparato ad accontentare le persone meritevoli, oneste, a dedicare maggiore tempo a coloro che sono consapevoli di poter essere d’aiuto a qualcuno o a una buona causa. Ho imparato a non accontentare gli arroganti, a evitare di fare affari con gli speculatori e con coloro che sminuiscono gli altri al fine di controllarli e di soggiogarli. 

Evita chiunque possa provocarti e portarti a reagire come non vorresti. 

Nel tempo ho imparato a ridere, a riflettere prima di agire, a scrollarmi di dosso la zavorra che non mi appartiene. Soprattutto ho imparato che la migliore difesa non è l’attacco ma evitare di dare retta a tutti, ascoltando le sensazioni del cuore.

 

Prosegui la lettura con il prossimo articolo -> A che serve un maestro? A ispirare amore, fiducia e libertà.

 

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